Massimo Cacciatori a cuore aperto

16 Aprile 2020

Intervista a Massimo Cacciatori il portiere più votato dai tifosi attraverso i social.

– Massimo attraverso i social abbiamo chiesto ai tifosi di costruire la squadra ideale della nostra storia, lei è stato indicato come miglior portiere.
— Mi fa molto piacere che la gente si ricordi di me e mi abbia votato come miglior portiere della storia, Gubbio mi ha lasciato ricordi indelebili non solo sportivi ma anche umani e con questa città ho mantenuto un rapporto particolare.
– Lei è stato 4 anni a Gubbio, veniva dal grande calcio, quali ricordi ha del suo arrivo a Gubbio e della sua prima gara in rossoblù?
— Io avevo deciso di smettere con il calcio giocato ma i dirigenti del Gubbio vennero tante volte a casa mia per convincermi, il presidente del Gubbio Vispi era in contatto con uno dei vice presidenti della Lazio e la loro insistenza mi colpì molto, alla fine dissi di sì e decisi di rimettermi in gioco. Devo dire che è stata una scelta azzeccata e decisione migliore non l’avrei potuta prendere, la scelta giusta per concludere la mia carriera.
– Nel suo primo anno a Gubbio la squadra perse il campionato dopo gli spareggi con Vis Pesaro e Riccione a Senigallia, tanta delusione per tutti, immagino anche per lei.
— Assolutamente sì , la gara con il Pesaro la ricordo molto bene, a distanza di anni posso dire tranquillamente che la direzione di gara influenzo’ negativamente il risultato finale, non è un alibi ma l’arbitraggio fu un po’ monocorde, non ce la facemmo per un soffio anche se probabilmente lo meritavamo. Il risultato negativo di quella gara mi diede la spinta decisiva per non mollare, non volevo chiudere con una delusione e decisi di riprovarci, lo meritava la gente di Gubbio.
– E venne l’apoteosi del Curi, una gara epica, una città che si trasferì a Perugia, una gara molto equilibrata, diverse parate importanti di Cacciatori e un goal fallito quasi a colpo sicuro da Pistella al minuto 91.
— Ricordo tutto molto bene, sarebbe stata una beffa enorme,  dopo l’occasione fallita dal Poggibonsi andai a prendere la palla per rimetterla in gioco ed urlai di brutto ai miei compagni che la gara l’avremmo vinta noi, ne ero certo prima e da quell’episodio capii ancora di più che la partita l’avremmo portata a casa noi. Glielo dissi a tutti, anche con toni forti, se non hanno fatto goal adesso non lo faranno più.
E così andò.
– Lei a Gubbio in 4 anni ha avuto 2 tecnici, Roscini e Landi, ottimi allenatori entrambi ma diversi caratterialmente?
– Sì assolutamente, Roscini si faceva più coinvolgere dall’ambiente, viveva in modo più passionale la cosa, Landi era diverso caratterialmente, il professore era molto preparato, devo dire entrambi molto molto in gamba. Ho avuto con tutti e due un rapporto corretto, a volte anche amichevole in certe situazioni, cercai di mettere a disposizione la mia esperienza.
Devo confidarti che in quegli anni mi sono divertito anche molto, ti racconto tre episodi di quel periodo, c’era un amico di Gubbio, Antonio Farneti detto “Cioceri”, che noi chiamavamo Antony Coker, una volta si mise in porta al campo per divertimento, mi disse: “Tira forte”, io prima tirai piano poi di fronte alla sua insistenza di aumentare la potenza del calcio tirai più forte, lo presi in pieno, gli ruppi un braccio, mi ricordo che andava in giro con il braccio ingessato orgoglioso che era stato Cacciatori a fargli quel danno.
Il secondo episodio mi ricordo che portammo Cioceri al night una sera dopo la partita, lo vestimmo elegantemente e gli mettemmo una sveglia al collo e lo buttammo in mezzo la pista, la sveglia iniziò a suonare, lui ballava con la sveglia che suonava al collo, una serata indimenticabile.
Il terzo aneddoto curioso avvenne il giorno della gara al Curi, c’era grande tensione in hotel, io cercavo di tranquillizzare tutti, poi ebbi un’idea per sdrammatizzare un po’ presi le chiavi del pullman e lo spostai, l’autista quando uscì non vedendolo più disse: “Ragazzi ci hanno rubato il pullman”. Veramente bei momenti.
– Lei ha avuto come compagno di squadra a Gubbio l’attuale Ds Giammarioli, che giocatore era per quelli che non hanno avuto modo di vederlo giocare?
— Giammarioli era un buon giocatore, buona tecnica, lo ricordo bene, a me piaceva pescare e spesso lo portavo a pesca con me e mio figlio, gli facevamo lanciare l’esca, era diventato mister lancio, lo chiamavamo sempre così.
– È rimasto legato con qualcuno a Gubbio?
–Sono rimasto legato con tanta gente, ho perso purtroppo dei cari amici come il Dr. Blasi e il. Dr. Monacelli e devo dire che questo riconoscimento che mi hanno dato i tifosi del Gubbio eleggendomi come miglior portiere della gloriosa storia rossoblù mi legherà ancora di più a questa città.
– Lei dal 2001 è “docente di tecnica del portiere” alla Figc di Coverciano, il Gubbio da molti anni punta a ragazzi giovani tra i pali, ha qualche nome interessante da consigliare?
— Non ho nomi in particolare da consigliare, direi che ci sono tanti giovani interessanti in giro e occorre fare una valutazione tenendo in considerazione tanti aspetti quando si sceglie un giovane, molti ragazzi hanno bisogno di tempo per esprimere le loro qualità.
– Veniamo a un paio di domande dei nostri tifosi,Valerio le chiede qual è stata la vittoria più bella?
— Di vittorie belle ce ne sono state tante ma io preferisco ricordare una sconfitta ed è quella di Poggibonsi, perdemmo 1-0 anche per colpa di un mio errore, da lì capii e lo dissi ai miei compagni che noi eravamo più forti di loro e che il campionato lo avremmo vinto noi.
– Fabio le chiede se ha mai pensato in quei 4 anni cosa rappresentasse nella nostra immaginazione.
— No, non ci ho mai pensato perché io ho vissuto al massimo questa opportunità e l’ho fatto con lo stesso impegno di quando giocavo in serie A, non ho fatto distinzioni.
Ti racconto un ultimo aneddoto di quel periodo, avevo deciso di smettere prima di venire a Gubbio perché mi pesava un po’ la vita del calciatore, ritiri, allenamento, vestirsi, svestirsi, doccia, insomma era diventato pesante quel tran tran. E quando venni a Gubbio all’inizio dissi:” Ok, accetto ma io per le trasferte vengo direttamente al campo per conto mio visto che le distanze  non sono lontanissime” .
Dopo 2 o 3 volte una sera tornando a casa pensai tra me e me:” No, non è giusto, non è rispettoso verso i miei compagni”, il giorno dopo venni a vivere a Gubbio definitivamente.
Concedimi di salutare tutti i tifosi del Gubbio, li ringrazio di cuore per l’attestato di stima che hanno avuto con me, sono veramente orgoglioso e mi sento eugubino anch’ io, ringrazio te e la Gubbio calcio per avermi dato la possibilità di inviare un saluto ai tifosi rossoblù, io e la mia famiglia siamo molto legati a Gubbio e speriamo quanto prima di venire al Barbetti.

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